Qualità di stampa seconda parte

Una riflessione sulle nuove tecnologie di stampa. Seconda parte.

Se la scorsa settimana ci eravamo soffermati sui nuovi media per trasmettere file grafici, oggi vorremmo focalizzare la nostra attenzione sulla rispondenza del colore stampato rispetto a quanto visualizzato su web, o su pc attraverso monitor diversi. 

Ma io a video lo vedo più brillante!
Questa frase è uno spauracchio per noi stampatori perché i moderni schermi hanno raggiunto qualità straordinarie con una brillantezza dei colori impensabile fino a poco tempo fa.
Pensare di ottenere in stampa una brillantezza pari ai moderni schermi è pura utopia; ma questo perché?

RGB vs CMYK.
La quasi totalità degli stampati, in modo particolare quelli realizzati in digitale, è prodotta dalla mescola dei quattro colori base (Cyan, Magenta, Giallo e Nero). La gamma totale di colori che si possono ottenere è molto ampia e soddisfa nella stragrande maggioranza dei casi le esigenze di chi intende stampare.
È però importante sapere che il numero di colori riproducibili è inferiore a quello di un monitor. Sia un computer, una televisione o un dispositivo portatile il Gamut (ampiezza di colori riproducibili) sarà sempre maggiore di uno stampato. È evidente quindi che i colori che mi aspetto di trovare sul mio stampato, se paragonati a quanto visto a video, potranno essere diversi. 

Quindi il monitor ha più colori quindi ha ragione!
Banalmente si, a video ho più colori quindi mi posso avvicinare di più alla realtà. In effetti non è così, la corsa alla brillantezza ha generato un deciso aumento della difformità di colore fra stampa e video ma anche fra video e video. Provate a visualizzare la stessa immagine su più monitor (tv, telefonino, pc …), vi accorgerete che i colori cambiano decisamente, avrò colori differenti, luminosità difformi e punti di nero e bianco decisamente diversi.

Quale “strada” percorre la mia foto?
Proviamo a pensare quanti passaggi fa una foto prima di venire stampata:
- scatto una fotografia con una macchina fotografica o con un dispositivo smart;
- riproduco lo scatto su un video e realizzo l’eventuale regolazione perché lo scatto assuma l’aspetto desiderato;
- trasferisco il file allo stampatore (qui fate riferimento al primo articolo scritto);
- la fotografia viene inserita in uno stampato attraverso un programma di impaginazione che ha una sua preferenza colore;
- invio in stampa attraverso un “interprete” (RIP - Raster Image Processor) che ha la possibilità di regolare il colore;
- stampo su carta, vinile, poliestere con una stampate che può essere calibrata in mille modi.
Se non ho un controllo totale su tutti i dispositivi impiegati non potrò MAI certificare un risultato al 100% sicuro.
Diffidate quindi da chi pretende di restituirvi la realtà facendo magari solo un “pezzo” del flusso descritto. 

Per non avere sorprese.
La parola magica è calibrazione.
In un mondo perfetto ogni dispositivo coinvolto nel processo dovrà essere calibrato.
Sembra facile ma come posso calibrare un telefonino?
Come posso sapere quale preferenze colore ha una stampate? 
E se oggi piove e la stampa risulta diversa rispetto a ieri che c’era il vento?
Credete, è impossibile!
Grazie alla stampa digitale c’è un sistema semplice e sicuro. Faccio una stampa di prova con la stampante calibrata. La guardo con il committente, effettuo correzioni eventuali richieste e me la faccio approvare. Solamente in questo modo avrò un risultato “senza sorprese”. 

Nella speranza di aver chiarito questo punto vi diamo appuntamento alla prossima puntata.